domenica 20 novembre 2022


STYLE MAGAZINE

Hotel con cantina: dormire tra botti e bottiglie

 

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Torre a Cona, Toscana

Sulle colline del Chianti Colli Fiorentini, svetta con il suo elegante portamento la villa storica di Torre a Cona, tenuta agricola della famiglia Rossi di Montelera che da poco si è aperta all’ospitalità ottenendo già la prestigiosa affiliazione con il gruppo Condè Nast Johansens. Le camere in stile neo-romantico sono state ricavate nell’ala ovest della villa, dove un tempo si trovavano le sale di appassimento delle uve per il Vin Santo. Proprio i vigneti, insieme agli uliveti e alle piante del parco secolare, creano un mosaico verde che si estende per circa 200 ettari cingendo la villa costruita dal XII secolo (di cui resta la torre merlata) al 1750. Passata di mano in mano, la residenza ha sempre avuto una vocazione agricola e nell’800 aveva persino dei mulini a vento. Per conoscerne la vivace storia si può avere subito un assaggio al ricevimento, nelle cui antiche sale è stato allestito un piccolo e interessante museo.

Foto di Andrea Vierucci

 

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Torre a Cona, le cantine seicentesche

Qui ogni epoca storica ha impresso il suo sigillo, come la II Guerra Mondiale, che portò la tenuta a diventare prima quartier generale tedesco e poi ospedale inglese. Nelle sue sale sotterranee e cantine vennero anche portate opere d’arte di Michelangelo e Donatello dai musei fiorentini, per proteggerle dalla guerra. Avvenimento che permise alla villa di essere risparmiata dai bombardamenti. Già, le cantine. Qui si trovano addirittura quelle seicentesche, dove ancora oggi si affinano i vini: dalle uve autoctone Colorino al Chianti Colli Fiorentini DOCG Riserva, passando per il Vin Santo del Chianti Doc, che trova spazio nella storica vinsantaia, tra registri e breviari agricoli d’epoca. Tutti prodotti da gustare in abbinamento ai piatti toscani dell’Osteria, ideati (e disegnati) dalla coppia di chef Maria Probst e Cristian Santandrea con l’intento di dare risalto il più possibile alla toscanità degli ingredienti. 

Foto di Andrea Vierucci

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